1. Il Mito continua


E’ da centodieci anni, o quasi, che l’atletica virtussina esiste. Sezione fra le più antiche e prestigiose della leggendaria vu nera di Bologna. Se “navigate” nel sito della Fidal (la Federazione italiana atletica leggera) ed entrate nella Casa della Gloria – la Hall of Fame – scoprirete che ci sono tre personaggi della Virtus nell’elenco dei “più grandi” di sempre. Sono Ondina Valla, Claudia Testoni, Pino Dordoni. Due ragazze bolognesi che danzavano vertiginose e inafferrabili sugli ostacoli, e un marciatore piacentino che grandi lampi ha acceso nei suoi anni in bianconero.
Storia straordinaria, quella della vu nera dell’atletica. Storia scritta da migliaia e migliaia di atleti, esaltata da campioni senza tempo. Storia di forti emozioni e di “numeri” eccezionali: 2 medaglie d’oro olimpiche, innanzitutto. Poi una medaglia d’argento e 2 di bronzo, sempre ai Giochi Olimpici. Un “oro” ai Giochi del Mediterraneo; 1 oro, 1 argento e 3 bronzi ai Mondiali Universitari. E 120 titoli individuali ai Campionati italiani Assoluti, 6 titoli tricolori a squadre, 38 atleti azzurri in Nazionale A, un’ottantina di record italiani. Tutto questo è strepitoso.

2. Il Facchino "Matton"

Il nostro romanzo comincia quando l’atletica leggera non era ancora atletica leggera. Siamo sul finire dell’Ottocento e la Virtus ha la sua Sezione Pedestre. Sulle ali dell’emozione per i Giochi della prima olimpiade moderna (Atene 1896), ecco che a Bologna si decide di organizzare i “Ludi Felsinei”. Sono gare popolari che coinvolgono i giovani bolognesi, i quali si sfidano in: corsa veloce e di resistenza, salti in alto e con l’asta, lanci della palla e del giavellotto, sollevamento pesi e lotta.
Il 4 giugno 1896, alle 6 del mattino, un segnale di tromba diede il via alla ara popolare di marcia pedestre, sul percorso Bologna-Pianoro e ritorno. Trentatre chilometri. Erano in 118 a darsi battaglia sulle strade rese insidiose dalle piogge di quei giorni. Tagliò per primo il traguardo, stremato, il facchino ambulante Ferdinando Minozzi, meglio conosciuto con il soprannome di “Mattòn”.
Romeo Monari (che a Como vinse tre gare nello stesso giorno: alto, asta e… getto del sasso) e Domenico Cotti sono altri virtussini che s fanno onore. Diventeranno campioni d’Italia nel 1905.
Nel 1908 la Sezione Pedestre si stacca dalla Federazione Ginnastica Italiana e, praticamente, nasce l’atletica leggera. Virtus immediatamente in primo piano: nel settembre 1914 ai campionati Atletici Nazionali di Milano succede che dei 24 titoli in palio ben 11 sono conquistati dai bolognesi della vu nera: Franco Giongo fa la parte del leone con tre titoli individuali più quello ottenuto con la staffetta 4x400. Poi, va a Vienna e corre le 100 yards in 10” (pensate, novantaquattro anni fa!). Arriviamo agli Anni Venti. C’è stata la prima guerra mondiale di mezzo. Ma non ha tolto alla “scuola” virtussina la capacità di formare grandissimi atleti. Cosicché nell’ottobre 1920, ai campionati Nazionali di Salti e Lanci, la vu nera trionfa: 10 primi posti, 4 secondi e 6 terzi.

3. I 24 titoli di Contoli

L’eroe di quel periodo è il prodigioso Adolfo Contoli. Colonnello pilota dell’aeronautica e atleta poliedrico, Contoli è da considerare personaggio leggendario per aver vinto 24 titoli nello spazio di 7 Campionati d’Italia (dal 1920 al ‘27). La società bianconera è indiscutibilmente la numero uno dell’atletica italiana ed emerge anche a livello internazionale, come indica il successo contro il quotatissimo Stade Français. Ed ecco il primo virtussino dell’atletica a salire sul podio olimpico: si chiama Gabriele Salviati, fa parte della staffetta 4x100 che conquista la medaglia di bronzo ai Giochi di Los Angeles 1932.

4. Ondina stupisce il mondo



E’ un segnale, quello di Salviati. Un segnale forte che annuncia l’evento del 1936, vale a dire la clamorosa impresa di Ondina Valla. Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Berlino, in una finale-mozzafiato degli 80 ostacoli della quale è brillante interprete un’altra ragazza bolognese e virtussina, Claudia Testoni. La performance di Ondina è una pagina importantissima di storia dello sport italiano: la ragazza della vu nera è stata la prima donna italiana ad aver vinto un oro olimpico. A Berlino ’36 ci fu anche il bronzo del discobolo Giorgio Oberweger ad esaltare la “Virtus azzurra”.

5. Il trionfo di Dordoni

Bologna capitale dell’atletica. E nel 1941 la città delle Due Torri ospita un memorabile confronto fra la Nazionale azzurra e la fortissima Germania. Quell’anno il discobolo bianconero Ruggero Biancani fa letteralmente volare il suo disco, realizzando un prestigiso 49,28 al Littoriale. Nel 1949 entrano nella famiglia virtussina un allenatore che diventerà “storico”, Lauro Bononcini, e un grande marciatore: Pino Dordoni il quale è già il numero uno della marcia italiana quando si veste di bianconero. A Bologna farà ancora meglio. Nella sua prima stagione virtussina Dordoni vince tutto, poi nel ’50 diventa europeo a Bruxelles, nel ’51 domina ai Giochi del Mediterraneo. E nel 1952 il capolavoro assoluto: il fuoriclasse della Virtus è primo e solitario sul traguardo della 50 km. olimpica, lo stadio di Helsinki s’infiamma per un’impresa eccezionale. Quel 21 luglio, sotto la pioggia, in una gara da “duri”, Dordoni stronca la resistenza degli avversari più agguerriti, che non reggono il ritmo pazzesco imposto dal virtussino. Nella sua magica giornata, Pino va oltre ogni immaginazione: vincendo in 4 ore 28 minuti e 7 secondi stabilisce anche il primato olimpico e mondiale. Quando rientra a Bologna, una folla enorme celebra il suo eroe che su un’auto scoperta attraversa le vie del centro.

6. Cazzola 10”3

Con l’oro di Dordoni l’atletica della Virtus raggiunse il top. Ma ci sono stati tanti buoni atleti anche dopo. E ottimi risultati. Vanno ricordati i velocisti Pier Giorgio Cazzola (10”3 nel 1959) e Guido De Murtas, che correvano in nazionale assieme al mitico Livio Berruti, inoltre l’ottocentista Gianni Rizzioli (1’49”01 nel 1983), Roberto Salmaso (3’45”7 sui 1500 metri nel 1980 e 8’48”59 nei 3000 siepi), Vito Basiliana (29’34”5 sui 10 mila nel 1979), l’ostacolista Paolo Zamboni 14”5 realizzato sui 110 nel 1959 (firmerà poi un grande 14”3 ma con la maglia delle Fiamme Oro Padova), Andrea Giubilei 17,74 nel peso (1985), Marco Bucci 54,82 nel disco (1981), Nicola Maggini nel giavellotto, col vecchio attrezzo (73,50), Mario Testi nel decathlon (6.641 punti nel 1984). E ancora: Claudio Pedrelli 21”3 nei 200 metri (1982), Roberto Piana 47”4 nei 400 piani (1982), Morana 14”5 nei 110hs (record sociale di Zamboni uguagliato nell’84), Paparesta 13’52”13 nei 5000, Ilia Soskic 57,30 nel martello (1972), il velocista Morselli e l’ostacolista Chiapatti protagonisti nei primi anni settanta, infine l’ostacolista Lorenzo Barbon (51’34” nel 1997 sui 400 hs) miglior virtussino dell’ultimo decennio. In campo femminile vanno ricordate Vittoria Cesarini e Vera Martelli. Sono allieve del tecnico Luciano Martelli e fanno parte d’una fortissima staffetta 4x100 che, nel periodo 1948-1952, conquista cinque scudetti e firma quattro record italiani.

7. Il progetto e il rilancio

Gli anni difficili, gli anni della sofferenza hanno piegato, ma non spezzato la Virtus Atletica. C’è stato da mangiar polvere per un bel po’ di tempo, diciamo dall’inizio dei Novanta. Pochi soldi, meno atleti, impianti sempre più decadenti, mentre altri sport emergevano. E’ stata dura tirare avanti. Quel “guerriero” di Luigi Cuccoli ce l’ha fatta, accompagnato dalla passione dei suoi figli Stefano e Daniele, e aiutato da un amico speciale come Francesco Antonio Melara titolare della Emilsider Meccanica. E in questo 2007 il rilancio. La Virtus torna in primo piano, grazie al progetto “Atletica insieme per Bologna”, che il club di Cuccoli sta portando avanti assieme al Cus Bologna. Si apre un nuovo capitolo. La squadra è sostanziosa, interessante, formata da una cinquantina di atleti, con il marciatore azzurro Gian Luca Trombetti come prima punta e il talento emergente di giovani di qualità come Alessio Guarini, Marco Perrone, Matteo Resca, Lorenzo Pittau, Andrea Poli.


A cura di Maurizio Roveri